La 60ª edizione di Marmomac è stata per Quintarelli Pietre e Marmi un’edizione particolarmente significativa: quattro giorni di incontri e collaborazioni, con la Pietra della Lessinia (conosciuta anche come Pietra di Prun) finalmente protagonista di un racconto capace di unire territorio, cultura e futuro.
Il progetto che più direttamente ci ha coinvolti è stato On Stone – Learning from Lessinia, all’interno di The Bedrock, il nuovo format del Padiglione 10 dedicato al dialogo tra pietra naturale, architettura e design.
Curata da Joseph Grima, con Space Caviar – Sofia Pia Belenky e Barbara Doroszuk, la mostra è nata dalla collaborazione con diverse aziende del territorio per raccontare la Lessinia come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.
Tetti, muri, pavimenti, porte, finestre, scale, lavelli, camini e recinzioni mostrano come la Pietra di Prun sia stata per secoli molto più di un materiale da costruzione: una vera e propria grammatica dell’abitare, nella quale ogni elemento trovava una funzione. Un sapere antico che oggi ci parla di temi estremamente contemporanei come filiera corta, durabilità, riuso ed economia circolare.
Specificatamente abbiamo realizzato il portale tradizionale d'entrata e il tetto in lastame con le quintane, due elementi identitari dell’architettura lessinica. Non reperti del passato, quindi, ma la dimostrazione che quel sapere costruttivo è ancora vivo e può suggerire nuovi modi di utilizzare la Pietra della Lessinia nell’architettura contemporanea.
Marmomac 2026 ci ha coinvolti anche in Laboratorio, presentato all’interno di STONE NEXT – Visioni di Pietra Futura, il progetto dedicato a ricerca, design e sperimentazione sulla pietra naturale.
Laboratorio nasce dalla collaborazione tra il Corso di Laurea in Ingegneria per il Design Industriale dell’Università di Pisa, l’Associazione Le Donne del Marmo e La Casa di Pietra, con art direction di Gumdesign.
Sotto la responsabilità scientifica di Gabriele Goretti e con Laura Fiaschi e Gabriele Pardi / Gumdesign come docenti e coordinatori, gli studenti hanno sviluppato dodici collezioni, sperimentando l’incontro tra marmo e materiali differenti. Le Donne del Marmo hanno messo a disposizione competenze tecniche, materiali e lavorazioni artigianali e digitali, creando un collegamento concreto tra università, progettazione e mondo produttivo.
Un progetto che rappresenta bene ciò in cui crediamo: la conoscenza cresce quando competenze diverse riescono a incontrarsi.
La nostra presenza a Marmomac è passata anche attraverso gli appuntamenti dell’Associazione Le Donne del Marmo, che nel 2026 ha celebrato i suoi vent’anni, e attraverso convegni e momenti di approfondimento dedicati alla cultura della pietra.
Tra questi, particolarmente interessante è stata la presentazione del libro di Vincenzo Pavan, “Lessinia di pietra. Caratteri, forme e linguaggi dell’architettura tradizionale”: un’occasione per tornare alle radici dell’architettura lessinica e comprendere quanto quella conoscenza possa essere ancora attuale.
La fiera è stata inoltre un importante momento di incontro con le realtà associative di cui facciamo parte: Confimi Apindustria, Verona Stone District e ASMAVE, oltre che con clienti, colleghi e professionisti del settore.
Se dovessimo scegliere una parola per raccontare questa Marmomac sarebbe collaborazione.
La collaborazione tra aziende del territorio in On Stone, quella tra università, designer in Laboratorio, e le tante relazioni costruite e rafforzate durante i giorni di fiera.
Torniamo da Marmomac 2026 con nuovi stimoli e una convinzione ancora più forte: custodire un patrimonio significa conoscerlo e rispettarlo, ma anche continuare a farlo evolvere.